Conflitti di coppia. Come gestirli in modo intelligente?


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Se i Conflitti di coppia sono una cosa abbastanza comune, non è detto che siano un male. Basta trasformare lo scontro in confronto. Ecco come gestirli in modo intelligente.

Da quando vivo in Italia ho sentito così spesso l’espressione “L’amore non è bello se non è litigherello” che ho cominciato a pensare che discussioni e litigi nelle coppie dovessero proprio essere la normalità.
Non che in Russia sia diverso, eh, solo che ci scherziamo meno su.
Ecco, vorrei parlare proprio di questo, cioè dell’atteggiamento da tenere durante i “confronti” con il partner, che è normale ci siano sempre.
In questo senso, se le discussioni avvengono su un terreno di confronto, è un bene che ci siano.
Il problema è che per tutti noi è difficile non farle degenerare in scontri più accesi e spesso sfiancanti, in cui, se ci facciamo caso, le modalità sono poi sempre le stesse.

Conflitti di coppia: di solito succede che …

La più comune?
Io donna accuso te uomo di una qualche mancanza: hai scordato il nostro anniversario, non mi aiuti come dovresti nelle faccende di casa o nell’educazione dei figli, mi dai spesso per scontata e non mi dedichi nessuna attenzione.
Il risultato è che dall’altra parte, nove volte su dieci, il marito o compagno si sente sotto pressione, non ama stare sul banco degli accusati né veder messa in discussione la sua autorità. E cosa fa? Spesso niente. Evita la discussione.
E’ davvero la dinamica più comune e credo sia capitato a tutte noi di trovarci di fronte il classico muro di gomma.
Il problema è che più noi ci incaponiamo e incalziamo, più lui si ritrae e il risultato e che entrambi abbiamo un fegato così.

Conflitti di coppia: da scontro a confronto

Conflitti di coppia da scontro a confronto

Stop! Smettiamo per un momento di tenere sempre lo stesso comportamento, che, lo vediamo, non porta a niente se non a grossi bruciori di stomaco.
Proviamo invece a pensare come si deve sentire lui, da accusato.
E cambiamo registro.
Invece di iniziare con un “Tu” seguito da una lista di mancanze e cattiverie, mettiamo noi al centro.
In fondo quello che vogliamo è attenzione, quindi cominciamo da lì: “Io”… e poi spieghiamo come ci sentiamo, quali sono i sentimenti che proviamo e che effetto ci fa il suo mutismo.
Spieghiamo cosa avrebbe potuto evitare di farci sentire così male (invece di puntare il dito e dire “non hai fatto”).
Insomma, cerchiamo di trasformare uno scontro in incontro e mettiamo in tavola esigenze, bisogni e desideri.
E poi impariamo a non divagare.
Frasi tipo “Sei sempre il solito”, che fanno intendere che quel problema si è presentato mille altre volte, distolgono l’attenzione da quello di cui stiamo discutendo.
Insomma cerchiamo di tenere il problema “dentro il suo recinto”.
Mettiamo in discussione quella circostanza e non tutta la persona!
E poi cerchiamo di creare empatia: Io ti faccio capire come mi sento e cerco di mettermi anche al posto tuo.
Non è facile, ma come in tutte le cose l’allenamento aiuta e rende più forti. Vale la pena provare, no?

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